Questa opera è conservata nell’antico convento di San Marco a Firenze, ora diventato museo e dove si possono ammirare numerose opere del Beato Angelico. Nell’ultima cena di Tintoretto, realizzata tra il 1592 e il 1594 per la Chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia, compare una misteriosa torta decorata, raffigurata all’estremità del tavolo. Continua a leggere →, Siamo in Settimana Santa, e vorrei dedicare questo post all’Ultima Cena. EDUSCOPIO CONFERMA: È IL MAJORANA DI MILAZZO IL MIGLIORE ISTITUTO TECNOLOGICO DELLA PROVINCIA. Si andava a tavola dopo aver fatto il bagno, i romani dopo essere stati alle terme. Sii educato, mangia quel che ti presentano, se non vuoi essere disprezzato non fare rumore quando mastichi, per educazione sii il primo a smettere di mangiare e non fare l’ingordo per non suscitare disgusto. Il Ministro Azzolina in visita al Majorana, Comprensivo “Anna Rita Sidoti” Gioiosa Marea, Comprensivo Galluppi Santa Lucia del Mela, Comprensivo “San Francesco di Paola” Messina, I.I.S. I dati inseriti nella mailing list sono utilizzati esclusivamente da me e solo per l’invio della Newsletter di cui sopra: non saranno divulgati a terzi e non è previsto l’invio all’estero. Continua a leggere →. Insomma, molti artisti hanno rappresentato l’Ultima Cena in vari modi, tutti pieni di significato, ma cosa ci sia stato veramente, a parte il pane e il vino, resta ancora un mistero…   Certo è che non è finita a tarallucci e vino! dell’ultima novena; e, bianca, compare e sale al cielo, in una chiara notte, la luna piena. Pesce La prima raffigurazione artistica dell’ultima cena è in un mosaico della Chiesa di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna, del VI secolo d.C. Sul tavolo non c’è traccia del vino ma, oltre al pane, compaiono due grossi pesci.Non è un caso: nella prima tradizione cristiana il pesce era un simbolo diffusissimo, che rappresentava Cristo Insomma: se si vuole parlare male di qualcuno, ci si inventa sempre qualcosa, magari esasperando alcuni aspetti del suo modo di vivere. Progettato e curato da Nadia Toppino, nota Food Blogger Milanese, vuole andare in due direzioni: raccontare i Grandi Chef e i Grandi Protagonisti del mondo del food Italiano e valorizzare al tempo stesso i sapori tradizionali della nostra penisola, raccontandone al tempo stesso la Storia, facendovi quasi respirare il suo profumo. “Non allungare la mano sui cibi che un altro desidera, non urtarti con il tuo vicino: se vi servite allo stesso piatto, dai tuoi desideri puoi immaginare quelli degli altri, quindi cerca di riflettere prima di ogni tuo gesto. Gesù, in seguito alla lavanda dei piedi si riunisce attorno al tavolo con gli apostoli (Giovanni). Nell’impasto entravano mela, melagrana, fico, dattero, mandorla, noce. Ed era rosso. Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Collaborano, in rete oltre trenta scuola della provincia, di ogni ordine e grado. Il menù era quello tipico della Pasqua ebraica (il Peseach), quello che quindi gli ebrei mangiano anche oggi: erbe amare, pane azzimo, charoset, agnello arrostito, vino. Ho approssimato di 69 posti...", Iraq, razzi contro ambasciata Usa a Baghdad, Calabria, M5S vuole Strada: "Chance irripetibile". Uno studio recente ha individuato tra le pietanze rappresentate anche un’anguilla, condita con spicchi d’arancia (o limone), un piatto molto diffuso nel Rinascimento. Tra le mille letture e ricerche, ho trovato risposta alle mie curiosità, e anche a mille altre che non avevo, in molti scritti, documenti e in un testo veramente ben fatto, intitolato “La Tavola di Dio” di Lauretta Colonnelli. E si lavavano i piedi dopo l’antipasto e prima del pasto vero e proprio. Viva soddisfazione è stata espressa dal dirigente Stello Vadalà: questa “fotografia” statistica è la conferma che quella seguita in questi anni è la strada giusta. In una Cena che è davvero l’ultima, dove il Maestro ha radunato i suoi discepoli per l’estremo saluto. E comunque senza rinunciare a un tocco “personale”, a un riferimento concreto, territoriale, caratteristico del tempo in cui lavorano, Così che nel “menù” della Cena del Signore, si ritrovano alcuni alimenti costanti, accanto a nuove cibarie, di volta in volta diverse, con ingredienti inattesi, per  lo più dalla significativa valenza simbolica. Ma cosa c’era sulla tavola dell’Ultima Cena? Lo faccio con un po’ di timore, non entro in considerazioni teologiche ma nello spirito di questo blog mi limito a fare un po’ di storia e cultura. Nata a Rho, viaggiatrice e girovaga per lavoro e per passione. Sciascia Fermi Sant’Agata Militello, Doppia vittoria: per la Sicilia e per la nazionale italiana di rugby, Scopri come i tuoi dati vengono elaborati, L’ITT MAJORANA ATTIVA UN’AULA AD ALTA TECNOLOGIA PER IL CORSO QUADRIENNALE IN INFORMATICA, IL RITORNO DEGLI AC/DC CON IL NUOVO ALBUM “POWER UP”, Milano BookCity, la festa del libro quest’anno è in streaming, APPRENDISTATO DI I LIVELLO: IL CAIO DUILIO PROSEGUE I SUOI PERCORSI DI AVVIAMENTO AL LAVORO NEI QUATTRO SETTORI, Jannik Sinner vince a Sofia il primo torneo Atp, Gemellaggio e storica triangolazione culturale tra Hauteville-la-Guichard, Sezzadio e Troina, Nota del Rettore su emergenza Covid e Policlinico, Globalizzazione, i pro e i contro di un'integrazione tra i paesi del mondo. Sulla tavola, coperta da una tovaglia finemente decorata, non mancano altri cibi, tra cui pane e formaggio. Il pane, sulla tavola dell’Ultima Cena, c’è sempre. Spezzò il pane, porse il vino. La prima raffigurazione artistica dell’Ultima Cena è in un mosaico della Chiesa di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna, del VI secolo d.C. Sul tavolo, non c’è traccia del vino ma, oltre al pane, compaiono due grossi pesci. E’ da tempo che faccio ricerche, leggo, mi informo, anche con l’occasione di eventi che ho organizzato legati appunto all’ultima cena in vesta “degustazione”. E la più universale delle relazioni: il mangiare insieme. Non è un caso: nella prima tradizione cristiana il pesce era un simbolo diffusissimo, che rappresentava Cristo. Con una certa fedeltà, gli artisti di tutte le epoche partono dalle pagine evangeliche per illustrare l’episodio dell’Ultima Cena, innumerevoli volte replicato perché fulcro della fede cristiana, nell’istituzione dell’Eucaristia. Cosparse di cannella e cinnamomo, a simboleggiare la paglia che si mischiava al fango, in ricordo del fango con cui gli schiavi ebrei in Egitto costruivano i mattoni. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati. La prima raffigurazione artistica dell’Ultima Cena è in un mosaico della Chiesa di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna, del VI secolo d.C. Sul tavolo, non c’è traccia del vino ma, oltre al pane, compaiono due grossi pesci. Dettagli e aneddoti. Facevano così anche i romani, che si proteggevano la punta delle dita con ditali d’argento se le pietanze erano troppo calde. Si tratta del pane azzimo,  il pane non lievitato, in ricordo degli ebrei in fuga dall’Egitto che non avevano il tempo per preparare il pane normale. Mar28. Oggi più che mai, dunque, sentiamo il peso di risultati così importanti e di primati riconosciuti a livello nazionale e, certamente, continueremo a lavorare ancora di più e sempre meglio per tenere sempre alto il nome del Majorana. Mi insulti pure ma risolva problemi in Campania", Covid Torino, circolare liceo vieta Dad davanti a scuola, Calabria, Strada: "Accordo con Protezione civile, ora al lavoro", Calabria, Speranza: "Strada? In una cantina di Tel Kabri, città cananea del 1600 a. C. nel nord di Israele, nel 2013 gli archeologi hanno trovato quaranta anfore di vino. A stabilirlo EDUSCOPIO, l’autorevole osservatorio scolastico italiano della Fondazione Agnelli, che nella sua indagine 2017 ha messo nero su bianco, riconoscendo al Majorana l’eccellente offerta formativa e posizionandolo al primo posto con ben 49,37 punti di credito. L’opera più famosa che rappresenta l’Ultima Cena è senza dubbio quella di Leonardo da Vinci, un dipinto parietale a tempera grassa, databile al 1495-1498 e conservato nell’ex-refettorio rinascimentale del Convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano. Esso inoltre si ispira al miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci. Nelle varie ultime cene dipinte, Gesù e gli apostoli mangiano pani di tutti i tipi, ovviamente lievitati, anche dolci. Se dicevano così, vuol dire che Gesù a tavola ci stava volentieri; non certo per gozzovigliare, per darsi al vizio della gola, ma perché sapeva che a tavola si entra in sintonia più facilmente con le persone, si parla piacevolmente, si raggiunge un’intimità e una confidenza che difficilmente si ottengono in altri contesti. Nella sua versione, all’interno della Pala della Maestà, Duccio di Buoninsegna (pittore senese della metà del 1200) lo sostituisce con quello che sembra un maialino arrosto. La letteratura legata all’antica Palestina registra almeno 60 tipi di vino esistenti, classificati per età, colore, gusto e rubricati nelle categorie bianco; rosso; chiaretto; vino nuovo; vino vecchio; dolce; amaro profumato di assenzio; acido; cotto; affumicato; vino nero e scuro; vino con miele e spezie; vino con mirra. Ad esempio in un’Ultima Cena affrescata nel 1541 nella chiesa di San Leonardo a Tesero, in Val di Fiemme, compare il bretzel, che dovendo lievitare per almeno due giorni era considerato un pane della festa. Il recapito presso il quale esercitare i propri diritti è paneefocolare@gmail.com. Le posate non esistevano. Una delle pietanze più raffigurate nel Medioevo e nel Rinascimento fu l’agnello, dipinto per la prima volta in questo episodio dal Maestro del Libro di Casa, anonimo tedesco attivo tra il 1500 e il 1600. Offrire vino puro, allora, era considerato un’offesa. Questo grande Mistero, di straordinario valore spirituale, ha come cornice un rito molto umano e comune: una cena di festa tra amici. Il Charoset era una salsa, o meglio ancora un impasto di frutta. Milano è una città piena di sorprese, i turisti si concentrano normalmente  sul Duomo e Sant’Ambrogio, sulla Pinacoteca di Brera e il Cenacolo, ma ci sono piccoli angoli nascosti che celano dei tesori pieni di fascino, testimoni di vicende storiche interessanti, che sfuggono al passante frettoloso. Continua a leggere →, Tempo fa ho partecipato all’organizzazione di una serata che aveva lo scopo di raccogliere fondi per una associazione. Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail. La più famosa opera che li raffigura è quella di Antonio Baschenis (fine del XV secolo) a Santo Stefano a Carisolo (Trento). Più nefaste le correzioni apportate al vino malriuscito, al quale si aggiungeva calce, gesso, resina, marmo polverizzato, conchiglie, pece, acqua di mare, erbe aromatiche, a volte anche la trementina (aiuto!!!). Si prendevano i bocconi dal piatto comune con le tre dita della mano destra, pollice, indice e medio. L’impasto dell’azzimo deve riposare diciotto minuti: uno in più e comincia a lievitare catturando le spore dei lieviti selvatici nell’aria. Per il più straordinario dei misteri, Gesù ha scelto la più umana delle azioni: il mangiare. Lo sapevate per esempio che in pieno centro, davanti alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, c’è una casa storica rinascimentale, appartenuta alla famiglia degli Atellani, che racchiude un elegante giardino dove si trova nientemeno che la vigna di Leonardo da Vinci? Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Ad un certo punto viene anche promosso a cuoco ma, a causa di una rissa molto violenta scoppiata tra gli avventori, la taverna prende fuoco. Non rappresenta una testata giornalistica in quanto aggiornato senza alcuna periodicità. Leonardo da Vinci e la sua passione per la buona tavola. Altri, al posto del charoset, usavano l’aceto o l’acqua salata. Leonardo si è però evidentemente appassionato a quel mestiere, visto che convince Sandro Botticelli ad entrare in società e aprire insieme un locale. Se sei in compagnia di molti non essere il primo a servirti. Lo faccio con un po’ di timore, non entro in considerazioni teologiche ma nello spirito di questo blog mi limito a fare un po’ di storia e cultura. Gli ebrei usavano due parti d’acqua e una di vino, i romani e i greci tre parti d’acqua e due di vino. Continua a leggere →. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Dormono: dalla mezzanotte Manca ancora più di un’ora; ed esplodono i fuochi d’artifici, si accendono i bengala, e si canta e si suona per tutto il vicinato... Ma il bambinello non è ancora nato, e non si è aperta ancora la chiesa. “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà” (Matteo). Ci sono anche cene a tema, per ricordare la sua creatività in ambito enogastronomico. Il pane che, mancando nel deserto, è offerto al popolo d’Israele nell’inaudito dono celeste della manna. Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Siamo in Settimana Santa, e vorrei dedicare questo post all’Ultima Cena. Secondo alcune scuole di pensiero, il charoset ricordava non tanto il fango ma il sangue versato dagli ebrei, ed era perciò innaffiato di vino rosso. Il maialino era un cibo molto diffuso all’epoca del pittore, ma si tratta anche una palese inesattezza storica, dato che Gesù, essendo ebreo, non poteva mangiare carne di maiale. In una Cena che è davvero l’ultima, dove il Maestro ha radunato i suoi discepoli per l’estremo saluto. Perché i partecipanti sono stati generosi ma hanno ricevuto a loro volta dei doni: una bella cena, ottimo vino, piacevole compagnia e hanno anche imparato tante cose interessanti sulla storia e sulla cultura del vino. Più raffinate dei gamberi, sono ancora le ciliegie, cosparse sull’elegante mensa dipinta da Domenico Ghirlandaio intorno al 1486. Top Food – Storie di Cibo è un progetto editoriale di food blogging, ma sopratutto sensoriale dedicato al mondo del cibo e della buona tavola. Il vino dell’Ultima Cena non era puro. Covid, Miozzo: "Problema è capacità Regioni di riscontrare dati", Covid, Azzolina: "Test rapidi e ritorno graduale a scuola", Calabria, Protezione Civile con Emergency per ospedali campo e Covid hotel, Covid, Di Maio: "De Luca? Qui inizio a raccontarvele e nel frattempo continuo a ricercare! E come si mangiava, che cosa si beveva, come si stava a tavola ai tempi di Gesù? Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Ho fatto mia una definizione che mi hanno affibbiato tempo fa : "ingegnere creativo" che lega alla perfezione i miei studi alla mia vera essenza. I campi obbligatori sono contrassegnati *. I suoi nemici lo giudicavano “un mangione e un beone” per denigrarlo, dopo avere considerato un matto Giovanni il Battista che digiunava nel deserto. Con docile fedeltà, gli artisti di tutte le epoche partono dalle pagine evangeliche per illustrare l’episodio dell’Ultima Cena. La nostra scuola ha sempre puntato sulla qualità della formazione e ha sempre avuto a cuore il raggiungimento dei successi scolastici e professionali dei nostri giovani. Una serata di generosità, cultura, amicizia … e ottimo vino! Per lavarsi le mani, intorno ai triclini dei Romani circolavano degli schiavi con anfore  e bacili pieni di acqua fresca e profumata e con salviette per asciugarsi. Se ti hanno costretto a mangiare troppo alzati, corri a vomitare e ti sentirai meglio“. Per coinvolgere lo spettatore, si racconta che il pittore decise di ambientare la scena in un luogo che assomiglia molto a una taverna dell’epoca, avvolgendo tutto in uno straordinario gioco di luci e ombre. Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Vi racconto questa storia affascinante. Per quanto riguarda l’Ultima Cena , una famosa restauratrice ha ritrovato sulla mensa di Leonardo dei lavadita in peltro lucente, i cui bordi riflettono i colori delle vesti dei commensali. Continua a leggere →, All’avvicinarsi del Triduo Pasquale, che comincia con il ricordo dell’Ultima Cena, durante la quale Gesù ha istituito il sacramento dell’Eucarestia, ricordiamo alcuni dei tanti episodi che vedono Gesù commensale: e sono proprio tanti. Ancora un’importante conferma per il Majorana di Milazzo che giovedì 9 novembre ha ottenuto lo scettro di miglior Istituto Tecnico e Tecnologico della provincia di Messina. La pala della Maestà oggi è conservata nel Museo dell’Opera del Duomo a Siena. Viene raccontato nel Vangelo di Giovanni (13:21). Qualora la pubblicazione di testi o immagini inseriti nel blog violasse eventuali diritti d’autore, vogliate comunicarlo via e-mail e saranno immediatamente rimossi. Vi ho già parlato della Vigna di Leonardo (leggi qui) ma dalla sua biografia emergono altri episodi interessanti, che rivelano la sua eclettica personalità: ad esempio a Firenze, nei primi anni da apprendista, lo troviamo a fare il cameriere presso la Taverna delle Tre Lumache, vicino a Ponte Vecchio, per arrotondare lo scarno compenso. utilizzano pane lievitato. Dall'Egitto l'arte della panificazione passò in Grecia. Quest’anno ricorre il Cinquecentenario della sua morte e in tante città si moltiplicano mostre, convegni ed eventi a lui dedicati. Il dipinto è conservato presso la Gemäldegalerie di Berlino e fa parte del cosiddetto Polittico della Passione. Il vino e l’acqua sono racchiusi in fini ampolle. Nella tela prevale una prospettiva particolare, in cui gli Apostoli non vengono messi al centro della scena, che invece viene occupata da personaggi accidentali, come la donna che cerca un piatto in una tinozza o i servitori che prendono i piatti dal tavolo. Da notare la presenza di un gatto, in attesa di ricevere qualche avanzo. Il quartiere è proprio quello dove il grande artista ha lasciato la traccia più prestigiosa della sua presenza milanese, L’Ultima Cena del refettorio domenicano. L’agnello non fu però il solo tipo di carne riprodotto dagli artisti.
2020 pane dell'ultima cena